2015 n. 1 – Indice

  1. ANTONIO PADOA SCHIOPPA
    France et Italie dans l’histoire du droit: greffes et osmoses

Abstract

Le influenze reciproche tra Francia e Italia nel campo del diritto sono state una costante dall’alto medioevo sino all’età contemporanea. L’articolo ne menziona brevemente breve alcune: il diritto feudale, nato nel regno franco dei carolingi e giunto ad una formulazione scritta nella Lombardia di due secoli dopo; il metodo dei Glossatori bolognesi, accolto precocemente nella Francia meridionale equi sviluppato con tratti originali; l’approccio innovatore dell’insegnamento di diritto romano dello Studio di Orléans nel Duecento, sulla base del quale si sviluppò la grande Scuola del Commento nell’Italia del Trecento; il metodo umanistico nello studio del diritto, insegnato a Bourges da Andrea Alciato e condotto ai vertici dai Culti francesi del Cinquecento; l’influenza dei philosophes sugli illuministi italiani e l’affermazione in Europa, a cominciare dalla Francia, delle idee di Beccaria; la codificazione napoleonica del diritto e il modello amministrativo francese, largamente recepiti in Italia nell’Ottocento. Innesti e osmosi sono una costante della storia del diritto in Europa.

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  1. GIGLIOLA DI RENZO VILLATA
    Dall’amore coniugale ‘proibito’ all’infedeltà. L’adulterio nelle Summae confessorum italiane (XIV-XVI secolo)

Abstract

L’adulterio è oggi, in Italia e in gran parte del mondo civilizzato, condotta non penalmente rilevante; la depenalizzazione è stata per lungo tempo un’aspirazione: se questa è divenuta una realtà diffusa, il diritto tuttavia continua ad occuparsene sul versante civilistico. Nelle età in cui era invece un’azione sanzionata dal diritto canonico-civile, sfera criminale compresa, la morale e la religione giocarono, in una partita di reciproca integrazione, un ruolo di primo piano. Nel contributo si studia in particolare l’adulterio nel regime trasmesso attraverso i secoli XIV-XVI dalle Summae confessorum dell’area italiana.

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  1. ALESSANDRA BASSANI
    Spunti sulla trattatistica quattrocentesca: i tractatus de testibus di Nello da San Gimignano e Alberico Maletta

Abstract

Il saggio approfondisce l’analisi dei tractatus de testibus quattrocenteschi, iniziata con Tindaro Alfani, confrontando i lavori di Nello da San Gimignano e Alberico Maletta. Vengono osservate analogie e differenze nella strutture delle due opere, nell’impostazione della materia e nei contenuti dottrinali. Il lavoro costituisce parte di un percorso di ricerca che vuole dimostrare il ruolo di laboratorio della trattatistica quattrocentesca rispetto ai più noti risultati del secolo successivo: i giuristi del XV secolo sperimentarono nuovi linguaggi e strutture che consentirono l’elaborazione e la sintesi dei contenuti dei Commentaria.

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  1. RAFFAELLA BIANCHI RIVA
    Il dovere di verità fra tecniche della difesa e deontologia forense nel medioevo e nell’età moderna

Abstract

Nel corso del medioevo e dell’età moderna, il dovere di verità dell’avvocato venne affermato nell’ambito di un più ampio dibattito sulle tecniche della difesa, in cui si contrapposero due differenti concezioni del ruolo dell’avvocatura nell’amministrazione della giustizia. Fermo il divieto di introdurre falsità nel processo, la questione si incentrò sui limiti dell’argomentazione, fra tutela degli interessi del cliente, con particolare riguardo al dovere di segretezza, e collaborazione con il giudice nell’accertamento della verità.

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  1. MARZIA LUCCHESI
    Giuristi (e) senatori nella Casale dei Gonzaga

Abstract

Il saggio getta luce sul variegato rapporto fra la città di Casale e l’Università di Pavia quale luogo privilegiato di studi giuridici dell’élite monferrina nel corso del XIV e del XV secolo. Al rientro in patria, il bagaglio di nozioni apprese a Pavia consente a non pochi di costoro di aspirare alle massime cariche dello stato, tra le quali vi è quella di senatore presso il Senato di Monferrato e ad alcuni di ottenere anche l’incarico di presidente “senatus Montisferrati”. In questo modo, il saggio dà conto del circuito vitalissimo che intercorre fra il polo del Senato di Casale e quello di una scienza giuridica dotata di caratteristiche sue peculiari che non sembra fuor di luogo definire ‘casalese’.

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  1. ANDREA MASSIRONI
    L’avvocato del diavolo. Difesa e difensore nel processo criminale austriaco del Settecento

Abstract

Fin dal XVI secolo la scienza criminalistica di area tedesca interpreta le disposizioni della Constitutio Criminalis Carolina relative all’intervento del difensore nel processo, meno severe rispetto a quelle delle coeve normative europee, da un lato delineando l’avvocato sempre più come persona esperta di diritto, dall’altro limitandone l’azione, per non contrastare la speditezza e l’efficienza perseguite dal processo di stampo inquisitorio. Questa prospettiva influenza le scelte dei legislatori austriaci, che si radicalizzano dal Settecento in poi nell’opera di unificazione legislativa di Maria Teresa e nei successivi codici.

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  1. LOREDANA GARLATI
    La macchina del flagello. Romagnosi alla ricerca della pena perfetta

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Nel 1806 Luosi sottoponeva il proprio progetto di codice penale a Romagnosi, il quale trasformò quella richiesta in un’occasione per redigere a propria volta una nuova bozza di codice, il Progetto sostituito, accompagnato da corposi e articolati Motivi. Di quel Progetto qui si esamina uno strumento tanto ingegnoso quanto terribile, la macchina dal flagello, escogitata quale mezzo di equità sanzionatoria. Ciò consente altresì di svolgere una riflessione a più ampio respiro sulla filosofia punitiva non solo romagnosiana, ma di quel primo decennio di Ottocento italiano, in cui le conquiste illuministiche si fondevano con emergenti istanze repressive.

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  1. SARA PARINI
    Un ‘vecchio’ noi ed un ‘nuovo’ loro. L’Introduzione enciclopedica allo studio del diritto di G.D. Romagnosi

Abstract

L’apporto di Gian Domenico Romagnosi al riassetto degli studi giuridici – un percorso piuttosto lungo che lo accompagna per tutto l’arco della sua parabola scientifica e che si snoda attraverso programmi e disegni dal Piano di istruzione legale al Regolamento per gli studi Pratici Legali con la creazione di tre Scuole di Specializzazione post laurea – si conclude con la redazione di un manuale di Introduzione enciclopedica allo studio del diritto cui è dedicato il presente contributo. Lo scritto, rimasto incompiuto ed inedito, non rappresenta solo uno schema provvisorio per le lezioni rimasto incompiuto. Ma proprio per essere stato maturato in un clima assai diverso rispetto ai lavori precedenti – ormai alla fine della vita del Maestro – testimonia un momento significativamente critico dell’insegnamento del diritto in genere e del percorso educativo romagnosiano in specie.

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  1. STEFANO SOLIMANO
    «L’eccezione permanente». Spunti per una riflessione sui caratteri costitutivi dell’ordinamento penale napoleonico

Abstract

Con il presente saggio si intende evidenziare come la strategia napoleonica in criminalibus non si esaurisca nel pur severo codice penale del 1810. Accanto ad esso, secondo un disegno concepito da Napoleone fin dalle origini, si collocano altri due livelli di repressione, apparentemente più nascosti. Intendiamo alludere in primo luogo ai tribunali speciali istituiti nel 1801 per far fonte al dilagare del brigantaggio e che sarebbero stati successivamente incastonati nel tessuto stesso del codice di procedura penale. L’ulteriore livello di repressione sarebbe emerso ufficialmente solo nel 1810 con l’istituzionalizzazione della detenzione nelle prisons di Stato. Ci troviamo di fronte a strumenti concepiti per potenziare la già di per sé possente azione punitiva, livelli di repressione destinati pour cause a dissolvere il sistema di garanzie sigillate nel codice penale e in quello processuale. È opinione dell’autore che la cifra dell’ordinamento repressivo napoleonico vada còlta, appunto, nella sua unitarietà.

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  1. PAOLO RONDINI
    Gli scopi e i principi del processo penale: dagli Zweck und Principien di Franz von Zeiller alle Prinzipienfragen di Friedrich von Savigny

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L’analisi comparata degli Zweck und Principien di Zeiller e dei Prinzipienfragen di Savigny offre alcuni spunti utili a fare luce sul dibattito che si svolse in seno alla criminalistica mitteleuropea ottocentesca in merito all’opportunità di emendare in senso liberale le forme inquisitorie del deutscher gemeinrechtlicher Strafprozeß. Fu infatti la progressiva acquisizione della consapevolezza che le leggi processuali dovessero assicurare anche i diritti e le libertà individuali a indure molti fra i più importanti esponenti della scienza giuridica di lingua tedesca a schierarsi in favore di una riforma in senso liberale delle modalità di svolgimento dei processi penali.

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  1. FILIPPO ROSSI
    Vizi di famiglia e pubbliche virtù: l’epilogo della carriera negli uffici pubblici del Conte Giuseppe Brebbia

Abstract

Milano, 1827. Il processo penale per abuso d’ufficio contro il conte Giuseppe Brebbia, alto funzionario del Lombardo-Veneto, offre l’occasione per tracciare un resoconto sul rapporto fra classi sociali e amministrazione della cosa pubblica negli anni ’20 del XIX secolo. In questi anni, in Lombardia, si assiste infatti alle avvisaglie della crisi del governo locale da parte dell’Adelstand. Per comprendere le ragioni che condussero all’affermazione di un modello di amministrazione a-cetuale, è necessario spingersi nei meandri di una vicenda attorno alla quale ruotano interessi politici e sociali.

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  1. VALERIA BELLONI
    Vis unita fortior (1842). Francesco Restelli e il dibattito sulle società commerciali in Lombardia

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Nel periodo della Restaurazione la scienza giuridica lombarda tende a concentrarsi sul contenuto dei codici e a subire l’influenza francese. Questa attitudine è ancora più marcata nell’ambito del diritto commerciale, per via della scelta operata dagli austriaci di mantenere il Code de commerce nei domini italiani. In questo quadro, è degna di attenzione la decisione dell’Istituto Lombardo di proporre, per il premio scientifico biennale del 1842, un quesito che stimola i concorrenti ad affrontare criticamente il diritto societario. Fra gli scritti pervenuti, spicca la memoria del giovane avvocato Francesco Restelli, che contiene un vero e proprio progetto alternativo al titolo Delle società del Codice.

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  1. CHIARA VALSECCHI
    La ricerca della paternità deve essere ammessa. La civilistica postunitaria e le riforme del diritto di famiglia. Questioni di diritto transitorio

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La norma del codice civile italiano del 1865 che prevede il divieto di indagini sulla paternità naturale costituisce una profonda innovazione, sia rispetto alla prassi giudiziaria medievale e moderna, sia rispetto alla legislazione preunitaria di primo Ottocento. La circostanza determina un vasto dibattito dottrinale, con una forte corrente di civilisti impegnati nel chiedere una riforma del codice, ma produce anche una rilevante casistica giurisprudenziale, in relazione soprattutto alla risoluzione di questioni di diritto transitorio. Complessa in specie la situazione dei territori già appartenuti al Lombardo-Veneto e sottoposti in precedenza alla molto diversa disciplina dell’ A. B. G. B. austriaco.

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  1. FEDERICA PALETTI
    Il collegio dei probiviri tra giurisdizione speciale e organo di conciliazione negli atti parlamentari (1883-1893)

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Tra il 1883 e il 1893, in Parlamento si succedettero ben sette disegni di legge volti all’istituzione dei Collegi dei probiviri per l’industria. Negli intenti del legislatore italiano, la legge doveva inserirsi nel più ampio quadro della “legislazione sociale”, quale strumento di pacificazione dei conflitti tra operai ed imprenditori. L’esame dei lavori parlamentari fa emergere resistenze e perplessità in ordine agli istituendi collegi, principalmente catalizzate attorno alla necessità di evitare la creazione di una magistratura speciale, che andasse ad incrinare e recare un vulnus al principio di unità della giurisdizione, così fortemente voluto e difeso dal legislatore unitario. Gli incarti degli uffici e delle commissioni, le relazioni e le discussioni in aula restituiscono un vivido e poliedrico quadro delle diverse posizioni assunte in quel torno d’anni. A fianco di coloro che avversavano tout court l’istituto, per timore che andasse a introdurre un giudice eccezionale, si alternavano le posizioni di coloro che auspicavano una magistratura di mera conciliazione nonché di coloro che, più radicali, sollecitavano una magistratura con competenza tecnica e di equità, che andasse a colmare il vuoto rappresentato dall’assenza di una legislazione regolatrice dei rapporti di lavoro. Il testo definitivo della legge consegnerà un organo ibrido, con funzioni miste, giudicanti e concilianti, suscitando, sin dalle prime applicazioni, interrogativi sulla natura dell’organo, sui poteri allo stesso concessi, sul rito da applicarsi, interrogativi dei quali un’attenta ed acuta dottrina si fece interprete.

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  1. ANNAMARIA MONTI
    Scienza giuridica e società di capitali nel primo Novecento italiano, tra realtà nazionale e suggestioni straniere. Spunti di ricerca

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Gli studi della Belle Époque in materia di diritto societario raggiungono in Italia un alto livello tecnico e culturale, nonostante il ritardo nello sviluppo capitalistico e industriale e meritano senz’altro approfondimenti. In effetti, essi beneficiano a un tempo, per così dire, sia del clima generale di rinnovamento degli studi giuridici in uno Stato liberale alle prese con i molteplici problemi sociali e finanziari dello sviluppo economico, sia della speciale congiuntura di quegli anni, improntati alla più ampia circolazione di uomini, idee e capitali oltre i confini degli Stati.

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  1. ELISABETTA FUSAR POLI,
    «Il manque un anneau à la chaîne»: l’audace esperimento della ‘proprietà scientifica’

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Tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, il tema della ‘proprietà scientifica’ incontra il vivo interesse della scienza giuridica europea. &Egrave il tratto più visibile di un percorso breve che si snoda fra gli ultimi due decenni dell’Ottocento e i primi decenni del ventesimo secolo, un percorso denso di intersezioni con temi cruciali della storia giuridica contemporanea. Protagoniste di questa vicenda sono le nuove forme di attività intellettuale che contribuiscono in modo eclatante a delineare la fisionomia della modernità, segnata dal tratto sempre più impetuoso dello sviluppo scientifico e tecnologico. Dalle prime attenzioni verso i diritti dei savants sulle loro œuvres ou découvertes scientifiques (con la proposta di convenzione internazionale redatta da Francesco Ruffini per la Société des Nations) sino al dissolversi dell’interesse per la questione, nel discorso della scienza giuridica nazionale ed europea spiccano soprattutto contrapposizioni – fra forze sociali ed economiche, ma anche fra diverse concezioni del diritto – e contrasti teorico-dogmatici, nonché politici; una conflittualità che, da un lato, ha inevitabilmente precluso alla ‘proprietà scientifica’ lo sbocco allo ius positum, dall’altro, ne ha fatto per il giurista una sorta di prezioso laboratorio sperimentale.

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