A quasi quarant’anni dalla strage di Ustica: la memoria della prospettiva giudiziaria

Francesca Ruggieri

Università degli Studi dell’Insubria
francesca.ruggieri@uninsubria.it

Abstract
L’analisi, a distanza di quasi quarant’anni dalla strage di Ustica, di alcune parti della sentenza-ordinanza del giudice istruttore Priore e di alcune delle pronunce rese in sede civile consente almeno tre tipi di riflessioni. La prima interessa, nel momento di passaggio dal codice di rito del 1930 a quello attuale, le forme dell’attività dell’allora giudice inquirente, secondo quella che può essere definita una “investigazione partecipata” lunga vent’anni. La seconda concerne la storia della ricerca delle tracce per la ricostruzione del fatto, sin dall’inizio soppresse o alterate. La terza, infine, riguarda i diritti dei parenti delle vittime, “soddisfatti” solo da un punto di vista patrimoniale.

Parole chiave
Strage di Ustica, prospettiva giudiziaria, giudice istruttore, decisioni penali e civili

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Il giudice per le indagini preliminari: un distacco reale o apparente dal giudice istruttore?

Federica Reale

federica.reale@outlook.com

Abstract
Il codice di procedura penale italiano del 1988, varato dopo un travaglio di sei legislature, mirava, tra l’altro, a potenziare la tutela della libertà personale dell’imputato e a separare definitivamente le funzioni inquisitorie e giurisdizionali. Il risultato più evidente di questo sforzo fu l’istituzione del Giudice per le Indagini Preliminari. Tuttavia, dall’analisi delle riforme immediatamente posteriori e della giurisprudenza, emerge l’essenziale fragilità di tale controllo, e la sostanziale sopravvivenza di schemi inquisitori nella forma mentis giuridica italiana.

Parole chiave
Procedura penale; G.I.P.; custodia cautelare; codice; giudice istruttore.

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